
Dedicato a ...
L’ animale che sentiva suo era il toro. In vita ha vissuto con due cani, Zania, una bella lupacchiotta che è diventata sua sorella e poi Madison, detto Mady, un jack russel tutto pepe che pensava di essere un coyote, e che un girono lui ha travestito da tacchino, stuzzicando la sua suscettibilità.
Gianni adorava gli animali. Ha aiutato la sua amica Neda a documentare, sin dall’inizio l’ impresa personale di rendere concreto il suo sogno di bambina: realizzare un santuario “Retourn to freedom" posto unico al mondo, sulle colline di Santa Barbara in California, dove i cavalli selvaggi, i mustang, trovano una casa e un rifugio per vivere in pace. Meno liberi forse che nelle praterie sconfinate, ma pur sempre con due colline a disposizione.Simbolo dell’america libera, oggi i mustang vengono decimati da allevatori di bestiame senza coscienza ecologista che, per essere più efficaci, fanno intervenire l’esercito per raccogliere i cavalli, “inutilizzabili” perché difficilmente domabili e aggiogabili al lavoro, in grandi recinti dove vengono lasciati morire di sete e di fame. Neda cerca di raccoglierli, a volte andandoli a comprare nelle aste dove vengono venduti come carne da macello a 100 dollari l’uno, e li porta nella loro casa. Gianni al santuario aveva un “suo” cavallo che ha battezzato Mistyc perché il suo rapporto con gli animali era molto spirituale.
..ha passato ore e ore a fotografarli e a filmarli. La sua sensibilità di fotografo era seconda solo alla sua sensibilità di essere umano in contatto con i misteri della creazione. Diceva spesso che Neda gli aveva insegnato che al mondo ci sono un sacco di cose e di esseri da salvare e non importa cosa o chi decidi di contribuire a salvare, l’importante è farlo, è salvare qualche cosa o qualcuno.
Li amava tutti gli animali. In casa una volta aveva una topolina di campagna, che faceva manbassa nella dispensa. Sono state messe delle trappole, non da Gianni che non voleva, perché l’animale faceva disastri. Quando alla fine la topolina è rimasta catturata e uccisa dalla trappola, Gianni ha scritto questa omelia:
stanata dalla fameche le attanagliava stomaco e budella
è spirata la nostra amata topina.
le notti ci ha allietato
con gli scricchiolii delle sue incursioni
le mattine ci ha indaffarato
con la raccolta delle sue macerie
La mente va, naturalmente,
a tutte le altre martiri
femmine che la storia ha macinato
che ha ridotto a fredde spoglia
tu, coraggiosa topina
ti sei dibattuta fino a soffocare
morendo di crepacuore
con la sensibilità che
solo una madre
che si prepara a riempire il nido
può avere
topina, per sempre rimarrai nei nostri cuori
e in quelli delle migliaia di topolini
a cui sicuramente
se la colla malfidata non ti avesse arresto
avresti dato la vita
dietro di te
insieme alle ultime macerie
scavate dal buco che era diventato la tua tana
lasci il dolore e il senso di abbandono
che accomuna tutti noi
riuniti a piangere la tua perdita
Gianni è stato anche uno straordinario fotografo. A sedic’anni già lavorava a Milano fotografando musicisti e personaggi noti. A vent’anni è partito per Berlino, insieme a Marcus, un amico tedesco che aveva conosciuto girovagando per l’Italia. Ci ha vissuto un anno e po, per amore è andato negli Usa. Li c’è stato 18 anni girando in lungo in largo inseguendo la sua passione che era la foto (ha fotografato molti dei musicisti noti in Italia e anche nel mondo), le persone e gli animali. L’incontro con un coyote, nel mezzo di nulla, mentre in un viaggio on the road si stava chiedendo se tornare in Italia o continuare a seguire la sua anima randagia, lo ha fatto rimanere. Ha continuato la sua esplorazione della vita e del mondo. Ha conosciuto un sacco di persone e tutti lo hanno amato, alcuni lo hanno anche invidiato e ferito. Nel suo costante viaggiare ha conosciuto Neda e l’ha seguita nella sua realizzazione del sogno di bambina. Poi ha conosciuto Wolf, un fiero sioux che con la moglie Lisa e la comunità nativa americana ha dato vita a un altro progetto nato dal sogno del padre, la terra sacra dei Descendants of the Earth , un luogo magico dove i nativi americani, ma anche altre persone alla ricerca di sé, si riuniscono e riscoprono il sacro dell’esistenza. Nel 2003 Gianni è tornato in Italia, perché era il momento. La sua anima randagia gli imponeva di continuare la sua esplorazione. Due anni appena di sosta e poi era pronto a partire per un’altra avventura. La sua nuova frontiera era l’Africa. Nuovi progetti aveva nel cuore. Non voleva più lavorare solo per guadagnarsi da vivere. Voleva fare qualche cosa per gli altri. E’ andato in Senegal, da un amico scultore per discutere con lui e con altri amici conosciuti in Italia di un progetto di una scuola di formazione in multimedia per i giovani di Dakar, per offrire loro un’alterativa alla strada.
Nel frattempo hanno anche discusso e iniziato a organizzare un’iniziativa per la bonifica di uno dei quartieri più popolari di Dakar, nella stagione delle piogge sommerso dai rifiuti, dalle acque strabordanti delle fogne e di conseguenza, terreno fertile per l’espansione della malaria e di altre infezioni. Nei 15 giorni che ha passato in terra d’Africa è stato felice ed entusiasta all’idea di tornare, da lì a pochi mesi, per continuare a sviluppare i suoi nuovi progetti.
Ma il destino ha deciso diversamente. Dagli animali che pure ha amato tanto, è arrivata la sua morte, che è stata dolce, ma non meno dolorosa per chi lo ha visto andar via prematuramente. Una zanzara, minuscola, gli ha iniettato un protozoo, ancora più minuscolo, che in una settimana ha completamente squattato il suo sangue rendendolo simile alla colla. E’ andato in coma e dopo 4 giorni tra la vita e la morte, ha deciso di compiere il passaggio e di rinascere oltre la barriera… con l’Africa ha condiviso gioie e dolori, tra cui questo, che è, nonostante la modernità, uno dei suoi più grandi flagelli. Alla malaria, ancora oggi, sono imputabili il 35 percento delle persone che muoiono in quella straordinaria terra… Nonostante quello che si può pensare da noi che ormai non la conosciamo più, la malaria è, per molta parte del mondo, tutt’altro che una morte anacronistica. Saverio, un amico di Gianni di Los Angeles ha scritto di lui, subito dopo il suo passaggio nell’altra vita: “l'avevo conosciuto in una sweatlodge - credeva molto di più nell'altro mondo che in questo - infatti in questo ci stava scomodo e continuava a scappare da una parte a l'altra cercando un posto di appartenenza che non trovava - le delusioni della gente, degli amori, I sistemi burocratici che lo infastidivano e sorprendevano, la voglia di fare sempre comunque sottoposta al confronto con le mere esigenze di denaro che si sa bisogna avere per vivere. Io me lo vedo ora tranquillo e sereno nel mondo degli spiriti, finalmente saltellante e spensierato, intento a scrivere qualche canzone o a disegnare qualche oggetto o progetto...
Da oggi per noi l'impegno è di godere di questa vita ancor più, tenerlo nelle nostre menti e nei nostri cuori e non lasciarci prendere dal cupore che lui stesso esorcizzava quotidianamente. Anche io credo che prima o poi tutti ci si ricongiunge e quindi questo più che un addio e' un arrivederci.
Gianni è stato in vita una vera anima randagia. Un’anima esploratrice. Oggi però ha trovato una casa, una dimora dove ha deciso di fermarsi perché è in pace. Da lì continua ad andare in giro e a dispensare amore agli esseri umani, alle piante e agli animali.
A tutti gli esseri della creazione, accomunati nella più sacra unità.
E come Gianni insegna, i progetti, quelli migliori, nascono dai sogni.
Iside Baldini...dedicato a Gianni.
Susanna:
340.8205992
Claudia:
340.2853077
Fabio:
338.7340389
Davide:
347.3189288
